#metoo

Tarana Burke è un’attivista statunitense, survivor lei stessa e da molti anni impegnata nella lotta alla violenza sessuale e di genere. A questo scopo, nel 2006 fonda il movimento Me Too (“anche io”). 

Nel 2017 scoppia il caso Weinstein: il New York Times pubblica un’inchiesta contro il produttore cinematografico Harvey Weinstein, accusato di molestie sessuali e, in quell’occasione, l’attrice Alyssa Milano lancia su Twitter l’hashtag #metoo con lo scopo di “dare un’idea della grandezza del problema”.

 “If you’ve been sexually harassed or assaulted write ‘me too’ as a reply to this tweet”, twitta l’attrice (“Se sei stata molestata o aggredita sessualmente, scrivi #metoo in risposta a questo tweet”).

L’hashtag diventa subito virale e iniziative simili fioriscono anche in altre parti del mondo: in Canada viene lanciato #moiaussi, in Francia #balancetonporc, in Spagna e America Latina #PrimeiroAssédio, lanciato dal collettivo argentino “Think Olga” per denunciare la prima violenza sessuale subita. 

In Italia, qualche tempo prima di #metoo, Giulia Blasi aveva lanciato l’hashtag #quellavoltache, in seguito alla denuncia di Asia Argento nei confronti e al trattamento subito dall’attrice da parte dei media e dell’opinione pubblica.


Le numerose testimonianze uscite dal #metoo non fanno che rimarcare che le molestie e le violenze sessuali sono un problema sistemico e una questione di potere, frutto di una società che assegna agli uomini un ruolo predominante, in base al quale essi si sentono in diritto di possedere i corpi delle donne, di usarli, commentarli e sfruttarli come a loro aggrada.

Alcuni dati

Il giorno stesso, l’espressione fu rilanciata circa 200.000 volte, e in 24 ore, l’hashtag su Facebook fu usato in 12 milioni di post (Respers France, 2017).

#MeToo è stato utilizzato più di 19 milioni di volte su Twitter tra il 15 Ottobre 2017 e il 30 settembre 2018: una media di 55.319 usi dell’hashtag al giorno.

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